Lo sapevate che la Bocca della Verità era un tombino?

 

Un bassorilievo di forma circolare dal diametro di 1,75 m circa, spessore notevole e in marmo pavonazzetto che presenta un volto maschile barbuto con gli occhi e la bocca forati per consentire il defluire dell’acqua nel sottosuolo: si tratta di un tombino databile intorno al I secolo d.C. probabilmente relativo al percorso della Cloaca Maxima. Quest’ultima fu inizialmente e per lungo tempo, una struttura a cielo aperto poi, a seguito della massiccia urbanizzazione nella zona dei Fori, si decise di chiudere il condotto ricoprendolo con una serie di tombini in marmo e con bassorilievi data l’importanza dei Fori Imperiali.

Per i Romani era solito collocare le divinità un po’ dappertutto, persino per gli scarichi delle acque e infatti il ‘mascherone’ in questione raffigura presumibilmente Giove Ammone, o il Dio Fauno, stando alla menzione dell’XI secolo nella Mirabilia Urbis Romae, una guida per i pellegrini, secondo la quale questa ‘Bocca’ avesse la capacità di pronunciare oracoli: “presso la Chiesa di S. Maria in Fontana si trova il Tempio di Fauno. Questo simulacro parlò a Giuliano e lo ingannò”…

Oggi è conservato nel pronao della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin dove vi fu collocato intorno al 1632.
Una ‘curiosità romana’ meta dei turisti attirati dalle sue leggende.
Oltre alla suddetta menzione della Mirabilia Urbis Romae, esiste una storia simile narrata in un testo tedesco risalente al XII secolo circa: il diavolo fingendosi Mercurio, si nascose dietro la bocca di pietra per afferrare la mano dell’imperatore Giuliano allo scopo di riscattarlo dall’umiliazione derivata dalla truffa nei confronti di una donna ma solo se avesse riportato il paganesimo.
Secondo una leggenda medievale, fu Virgilio Grammatico erudito di VI secolo, a costruire la scultura usandola per scoprire l’infedeltà dei coniugi. Da qui deriva la storia della mano incastrata nella Bocca di una donna che aveva tradito il marito e che è stata riprodotta nel celebre film del 1953 Vacanze Romane diretto da W. Wyler.
La denominazione “Bocca della Verità” gli fu attribuita nel 1485.
Un’altra leggenda risalente al XV secolo, ci racconta di una donna che grazie alla sua astuzia, riuscì a sfuggire al giudizio della Bocca della Verità: chiesa al marito di abbracciarla al momento del giudizio e lui eseguì perfettamente le indicazioni della donna che al momento di infilare la mano, giurò che quello fu l’unico uomo che abbracciò in tutta la sua vita e dato che era la verità palese agli occhi di tutti, riuscì a salvarsi!

Gioacchino Belli (1791-1863) in un sonetto del 1832 ricorda la Bocca della Verità:

In d’una chiesa sopra a ‘na piazzetta
Un po’ ppiù ssu de Piazza Montanara
Pe’ la strada che pporta a la Salara,
C’ è in nell’entrà una cosa benedetta.

Pe’ tutta Roma quant’è larga e stretta
Nun poterai trovà cosa più rara.
È una faccia de pietra che tt’impara
Chi ha detta la bucìa, chi nu’ l’ha detta.

S’io mo a sta faccia, c’ha la bocca uperta,
Je ce metto una mano, e nu’ la strigne,
La verità da me tiella pe’ certa.

Ma ssi ficca la mano uno in bucìa,
Essi sicuro che a ttirà né a spigne
Quella mano che lli nun vie’ ppiù via.

 

 

 

 

 

 

 

 

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