La data di costruzione si può dedurre in base alla fondazione delle colonie latine lungo il suo percorso, quali Cales nel 334 a.C., Fregellae nel 328 a.C. e Interamna Lirenas nel 312 a.C.: probabilmente la  fondazione di  Cales e Fregellae (quest’ultima strategicamente importante  perché situata nel Passo del Liri) è precedente alla via Latina, mentre la fondazione di Interamna Lirenas è immediatamente successiva, quindi, la via Latina andrebbe datata tra il 328 e il 321 a.C. risultando così precedente alla via Appia. Ciò è confermato dal nome stesso, il quale, infatti, è in stretta connessione con il territorio attraversato, ossia quello della vecchia Lega Latina, sottomesso   nel  corso   del   IV secolo a.C. e  chiamato  dopo  la conquista Latium Novum o adiectum  (aggiunto), fu  una  delle  arterie  viarie  maggiormente sfruttate dai  Romani  nella  conquista  del Lazio,  della  Campania  e  del Sannio. La via Latina fu percorsa già in epoca preistorica, quale via di comunicazione fra Lazio e Campania, poiché il suo tracciato seguiva una direttrice naturale lungo le vallate dei fiumi Sacco e Liri, attraverso i monti Lepini, Ausoni e Aurunci; tale percorso fu sfruttato anche dal commercio etrusco. Il tratto successivo da Cassino a Capua è invece più tardo, poiché legato alla penetrazione romana in Campania, che si concluse agli inizi del II sec. a.C. La strada, in uso fino al XIV secolo, fu sostituita nel suo percorso iniziale fino ad Anagni dalla via Labicana, mentre nel tratto successivo fu ricalcata dalla Casilina.

Dai Colli Albani ad Aquino. La via Latinapartendo daiColli Albani, attraversava Artena e Colleferro, spostandosi alla sinistra del fiume Sacco ricalcando la Strada Statale N°6 fino a Frosinone, poi scendeva la valle in prossimità delle colline su cui si arroccano Anagni, Ferentino e Alatri, centri di origine ernica, i quali conservano bei tratti di mura di epoca preromana e romana con rimaneggiamenti medievali. In particolare a Ferentino la cinta muraria si conserva integra per 2.5 km attorno al centro del paese e spettacolari sono le porte, tra cui quella di S.Agata: qui passava un diverticolo della via Latina, che percorreva tutta la città come asse principale dell’impianto urbano con direzione est-ovest. Nel tratto da Frosinone a Ceprano la via antica, non è più ricalcata dalla Statale, correva lungo le pendici collinari, infatti da Frosinone per circa 10 km sono identificabili alcuni tratti di strada; dopo il corso del Sacco attraversava il fiume Liri con un ponte (non conservato) presso Fregelleae (Ceprano).Da questo punto la strada presentava due varianti: la più antica collegava direttamente il territorio di Ceprano, tramite un rettifilo, all’attuale stazione di Roccasecca sul fiume Melfa; l’altra, invece, deviava a sud-est e, mantenendosi parallela al corso del Melfa, risaliva a nord verso Roccasecca. Dopo il       125 a.C., quando Roma, in seguito alla ribellione, distrusse Fregellaee fondò Fabreteria Nova, localizzata più a nord sul fiume Liri, fu costruito il secondo tracciato; tuttavia, poiché Roma fondò una seconda colonia Fregellanum, il primo percorso non venne dismesso. La via, con un rettifilo, ripartiva da Roccasecca e raggiungeva Aquino, dove uscendo dal paese, passava per le porte repubblicane (ancora ben conservate) e sotto a un arco onorario (del I sec. a.C.) presso la chiesa di         S.Maria d’Aquino; per 300 m di questo tratto sono visibili alcuni resti del lastricato antico.

Da Aquino a Santa Maria Capua Vetere. La via Latinada Aquino si divideva in due percorsi: il primo, più antico, attraversava la colonia latina di Interamna Lirenas (presso Pignataro Interamna), fondata nel 312 a.C., e risaliva a nord-est verso le colline di Cassino fino all’odierna stazione di Rocca d’Evandro. Il secondo tracciato, invece, da Aquino procedeva a est con un veloce rettifilo, lambendo il centro di Cassino (le cui vestigia si conservano sulle pendici del monte che ospita l’Abbazia), per poi ricongiungersi con il primo tracciato in prossimità della stazione di Rocca d’Evandro. La strada raggiungeva quindi S. Pietro Infine, dove è stata localizzata la mansio di ad Flexum (toponimo che indica una brusca deviazione verso sud del suo tracciato), e procedendo con un lungo rettifilo che correva alla base del monte Roccamonfina, ricalcato in parte dalla Strada Statale N°6, giungeva in prossimità di Caianello, dove si conservano tracce di lastricato. La direttrice passava poi a est di Teano e con un rettifilo giungeva a Torricelle e a Calvi Vecchia (Cales, colonia fondata nel 334 a.C. come avamposto della penetrazione romana in Campania). Il tracciato proseguiva a sud verso la pianura solcata dal fiume Volturno con un lungo rettifilo per un tratto parallelo all’Autostrada del Sole. Infine, la via Latina, seguendo un percorso ricalcato dalla Strada Statale N°7, giungeva a Casilinum, corrispondente all’odierna Capua, porto fluviale dell’antica Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere, dove superava il fiume Volturno su un ponte (conservato solo nei resti dei piloni) e confluiva nel tracciato della via Appia che raggiungeva Capua.

Dunque, riepilogando: la via Latina si staccava dalla via Appia (di realizzazione comunque posteriore) a sud della Porta Capena e superava le mura aureliane attraverso la Porta Latina, per poi distendersi per oltre duecento chilometri verso sud-est attraverso il basso Lazio e la Campania settentrionale, attraversando la valle del Sacco e la valle del Liri, percorreva il versante dei monti Lepini, Ausoni ed Aurunci; toccava centri importanti, come Ferentinum, Aquinum, Casinum, Venafrum (poi tagliato fuori dal tragitto a causa di una deviazione per Rufrae), Teanum, Cales, Casilinum, ove ritrovava la via Appia.

 

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