Ad agosto con un gruppo di amici scegliamo la nostra destinazione e diamo inizio  ai  nostri  9 giorni sull’isola croata  di Pago (Pag, in croato). L’isola è situata in Dalmazia settentrionale di fronte al litorale croato da cui è separata dal canale della Mallarca e a sud dell’isola di  Arbe.

E così salpati da Ancona arriviamo a Zadar: nella tarda mattinata del 15 agosto visitiamo Zara (in croato: Zadar) capoluogo della Dalmazia croata, si affaccia sul Mar Adriatico; fu uno dei più importanti della Repubblica di Venezia, di cui fece parte fino alla sua caduta. Dopo una breve parentesi napoleonica fu dominata dagli austriaci fino ai primi del Novecento, divenendo capitale del Regno di Dalmazia, dopo il primo conflitto mondiale la città divenne un’ exclave italiana, capoluogo della provincia di Zara, circondata dalla Dalmazia jugoslava.

Appena arrivata ho subito avuto la  percezione che la città avesse un profilo  “anticamente-moderno” poiché i  resti archeologici delle sue  origini romane si insinuano al dominio della Repubblica di Venezia ed all’influenza balcanica.  Il risultato?  Una bella città ed un bel centro storico pedonale: i resti del foro romano, le chiese ortodosse e cattoliche, i negozi ed i bar per l’aperitivo, e sullo sfondo sempre il mare che si staglia con il blu cobalto contro il chiarore delle strutture in pietra nuda che predominano la città.

La mia attenzione si posa immediatamente sui resti dell’area dell’antico foro di Jadera. La zona si estende fra le chiese di San Donato e Santa Maria ed occupa un vasto piazzale irregolare, spianato dai bombardamenti del 1943-44. Del Foro originario, che aveva un’estensione di 90 metri per 45 chiusa su tre lati da un sontuoso portico ornato di statue; ma non rimangono che pochi resti, misti a materiali provenienti dalla spoliazione di altri siti. In particolare sono ancora visibili la pavimentazione lastricata del Foro, la scalinata di accesso al portico e le pareti del tabernacolo, nonché l’ architrave della porta di Asseria, urne, sarcofagi ed iscrizioni varie  sono state risistemate lungo un viale alberato che porta sul lungomare. Delle due monumentali colonne corinzie (alte 14 metri) che erano poste all’ingresso dello spazio rialzato ove sorgeva il tempio ne rimane una, che fu utilizzata fino al 1840 come colonna infame (sul fusto sono ancora visibili le catene di chi veniva messo alla berlina). Sulla piazza del Foro si affaccia anche la chiesetta medioevale di Sant’Elia (Sveti Ilija), rimaneggiata in forme barocche nel 1773. La chiesa, che è di rito ortodosso dal 1578, ha un grazioso campanile e conserva al suo interno una preziosa collezione di icone dei secoli XVI-XVIII.

Attraversato il viale alberato ove sono riposti resti di epigrafi e strutture arriviamo sul lungomare; ed è proprio  all’estremità della città vecchia sulla punta della penisola che c’è un’ampia gradinata che scende nel mare. Questa già di per sé è una bella idea, e infatti il posto è pieno di ragazzi  che si tuffano e fanno il bagno. Ma la cosa straordinaria è che all’interno dei gradini è stato realizzato un organo marino sotto ad alcuni gradoni per l’entrata in mare sono posizionate “canne d’organo”, le onde che vi ci entrano le fanno risuonare: il mare, muovendo l’aria che esce da un sistema di fori, produce una “musica” ipnotica. La percezione è stata Singolare e inattesa, soprattutto perché appena seduti a guardare il sole calare in acqua non ci rendevamo bene conto da dove provenisse questo suono.

Ragazzi una puntatina a Zara/Zadar la consiglio vivamente è un centro carino e la fruizione libera al centro città dell’antica area è meravigliosa per percepirne la struttura moderna che l’accoglie mantenendo una neutrale tinta che da armonia ad antico e moderno.

Buon viaggio a tutti!!!
Amalia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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