Un cantiere di restauro “open” riporterà all’antico splendore la Testa di Basilea custodita al Museo Archeologico di Reggio Calabria.

Sarà un restauro a porte aperte dove tutti i visitatori del Museo Archeologico di Reggio Calabria potranno interagire con gli specialisti impegnati nel riportare all’antico splendore la Testa di Basilea. Il MArRC, anche quest’anno, partecipa al progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo che ha già visto, nelle edizioni passate, il restauro di altre due importanti opere di Palazzo Piacentini: il Mosaico con scena di lotta esposto nella sala dedicata alla Reggio romana e il Cavaliere di Casa Marafioti.

Dal 14 settembre 2017 la Testa di Basilea sarà oggetto di studio e analisi del team di Giuseppe Mantella, sotto la direzione del Direttore del museo Carmelo Malacrino che, con il professor Riccardo di Cesare dell’ateneo di Foggia, ne ha siglato le indagini scientifiche. La Testa di Basilea, assieme alla testa del Filosofo con la quale fu ritrovata, dopo i Bronzi di Riace può ritenersi a tutti gli effetti una delle opere più prestigiose del museo reggino. Il bronzo fu rinvenuto in località Porticello (Villa San Giovanni) nel 1969, poi acquisito dall’Antikenmuseum di Basilea da cui prende il suo attuale appellativo e nuovamente fu restituito all’Italia perché oggetto di un trafugamento illegale all’epoca della scoperta. La Testa si data intorno al V secolo a.C. e doveva appartenere ad una statua di divinità o ad un personaggio di alto rango di età matura, ma già in antico fu oggetto di una intenzionale frammentazione per ricavarne materiale da rifondere. L’intervento di restauro del Dott. Mantella mirerà a verificare l’eventuale presenza di residui terrosi e calcarei, l’avanzamento dei fenomeni di mineralizzazione e l’estensione del degrado. A causa di un maldestro intervento di pulitura del passato, la patina bronzea originale ha subito una forte aggressione chimica per l’utilizzo di reattivi chimici troppo aggressivi e anche per l’esecuzione di un calco, rendendo di fatto difficoltosa ogni valutazione stilistica. Inoltre, se tali processi di deterioramento non saranno fermati, questi comporteranno inevitabilmente la riduzione del nucleo metallico e la conseguente perdita di materiale originario. Le attività saranno svolte mediante l’utilizzo di materiale di ultima generazione tra cui anche la tecnologia laser per la pulitura delle superfici.

Il progetto Restituzioni ideato e gestito da Intesa Sanpaolo dal lontano 1989 in sinergia con il MIBACT, ha permesso in quasi trent’anni di lavoro, di restituire alla collettività oltre 1000 opere d’arte con la divulgazione degli esiti scientifici delle ricerche sugli oggetti. Grazie alla collaborazione istituita dalla Banca con Musei e Soprintendenze il progetto per l’anno 2017/2018 ha già aperto sull’intero territorio ben 78 cantieri di restauro per il recupero di circa 200 opere d’arte.

A cura di Alessandra Randazzo

 

Fig.1. Restauro (Courtesy of MIBACT)

 

Fig. 2. Testa di Basilea (Courtesy of MIBACT)

 

 

Fonte articolo:
“Comunicato stampa Museo Archeologico di Reggio Calabria”

 

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