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Caselle in Pittari è un piccolo borgo del Basso Cilento, situato nell’entroterra del Golfo di Policastro, presso la valle del Bussento. L’aspetto del centro cittadino odierno risulta fortemente condizionato dall’attività edilizia e urbanistica avutasi nel basso medioevo; il nucleo principale del centro storico, noto come “Castello”, difatti, si sviluppa verticalmente intorno ad una collinetta, sulla cui cima si trova un dongione d’età angioina con funzione difensiva e di avvistamento.
Il paese, posto a 450 m sul livello del mare, è inserito in un contesto naturale eccezionale. Fa parte del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e vanta un patrimonio faunistico e floristico unico; grazie alla particolare conformazione geologica dell’area e alla peculiarità dei fenomeni carsici esistenti sul territorio, Caselle in Pittari è anche parte della lista mondiale dei geoparchi.

Da un punto di vista strettamente archeologico ha suscitato interesse sin dagli anni Sessanta del secolo scorso, quando J. De La Genière, grazie a delle indagini di superficie, individuò le prime tracce dell’abitato preromano; i primi elementi emersi hanno fatto pensare subito ad un sito dalla forte valenza storica e archeologica per il territorio.

Il sito, un insediamento di età lucana, è ubicato in località Laurelli e occupa una posizione strategica, ponendosi come crocevia tra il Vallo di Diano, accessibile attraverso il valico di Sanza, e la Valle del Bussento e del Mingardo, verso la costa tirrenica. Il pianoro (fig. 1), ampio circa sedici ettari, è stato oggetto di un intervento archeologico d’emergenza nel 1990, quando la Soprintendenza Archeologica di Salerno, a seguito dell’espianto di un uliveto secolare, decise di esplorare sistematicamente l’area. Lo scavo fu eseguito dal 1990 al 1996 dalle dott.sse Antonia Serritella e Francesca Salomone, sotto la guida di Antonella Fiammenghi. Le indagini ripresero poi, nei primi anni 2000 anche con la dott.ssa Monica Viscione che affiancò Antonia Serritella fino al 2006.

In occasione di queste esplorazioni fu portato alla luce parte di un più vasto insediamento lucano databile tra il IV e il III sec. a.C.

Un primo edificio fu individuato nella parte meridionale del pianoro; esso presenta una pianta rettangolare e ha restituito diversi materiali ceramici e reperti monetali, tra cui nominali coniati nelle zecche di Taranto, Crotone, Heraklea e Velia (fig. 2).

Poco più a nord, invece, furono rinvenuti tre edifici. Il primo di questi è la struttura nota come Casa in tecnica a scacchiera, così chiamata perché presenta la stessa tipologia edilizia delle abitazioni di Velia, la città greca posta a 40 km circa da Caselle in Pittari (fig. 3). Questo edificio è separato dalle altre due abitazioni indagate da una grande strada che corre in senso nord-sud. L’altro edificio scavato è la Casa con cortile basolato, caratterizzata da muri perimetrali in blocchi squadrati, che rappresenta un diretto confronto con gli ambienti basolati rinvenuti nel sito lucano di Roccagloriosa.
Infine, il terzo edificio, posto poco più a nord di quest’ultimo, di forma pressoché quadrangolare, fungeva, presumibilmente da ricovero per animali.

Dal 2014 nuove ricerche sono state avviate da un’équipe dell’Università degli Studi Di Salerno, guidata dalla prof.ssa Antonia Serritella, dai ricercatori Maria Luigia Rizzo, Michele Scafuro e Emanuela Citera, con un gruppo di studenti della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici.

Le prime fasi del progetto si sono concentrate su campagne di ricognizione nell’area archeologica e nel territorio circostante, al fine di chiarire l’estensione dell’insediamento lucano. Alle ricognizioni è stato affiancato lo studio e l’analisi dei materiali; tale fase della ricerca, considerata fondamentale, ha offerto e continua a fornire nuovi dati e spunti per la ricostruzione storica del sito.

L’entusiasmo per questo progetto ha portato, negli ultimi due anni, all’apertura di nuovi saggi, con le finalità di ampliare le conoscenze e di meglio comprendere la complessità insediativa di questo sito.
La qualità dei rinvenimenti, tra cui mura in ottimo stato di conservazione, pavimenti in cocciopesto, monete greche dall’alto valore commerciale e ceramica con iscrizioni (ancora in fase di studio), fanno pensare ad un centro florido e in costante contatto con il mondo greco, una sorta di “Pompei dei Lucani”, ancora in grado di stupire.

a cura di Cristina Casalnuovo e Colette Manciero

 

 

 

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Profilo Instagram: @CaselleInPittari_archproject

 

Sitografia

www.cilentoediano.it

egnconference2013.cilentoediano.it/ita/5_Geologia.html

 

Bibliografia
C.A. Fiammenghi – F. Salomone – A. Serritella, “Caselle in Pittari”, in F. D’Andria – K. Mannino (a cura di), Ricerche sulla casa in Magna Grecia e in Sicilia, in Atti del Colloquio, Lecce 23-24 giugno 1992, Galatina1996.
A. Serritella, Caselle in Pittari: un sito lucano nell’entroterra del golfo di Policastro, in Oebalus. Studi sulla Campania nell’Antichità, IX, Roma, 2014, pp. 227-241.
A.Serritella, Recenti ricerche a Caselle in Pittari, in F. Mollo- G.F. La Torre, Il Golfo di Policastro tra Enotri e Lucani. Insediamenti, assetti territoriali e cultura materiale, Atti del Convegno, Tortora 25-26 giugno 1992, Soveria Mannelli (CS) 2018.
M.Viscione, Un sito lucano nel Basso Cilento: località di Caselle in Pittari (SA), in C. Lambert – F. Pastore (a cura di), Miti e Popoli del Mediterraneo Antico. Studi in onore del Mediterraneo antico. Studi in onore di G. d’Henry, Salerno 2014, pp. 145-150.

 

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