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In età antica l’area compresa tra via delle Vigne Nuove, il Grande Raccordo Anulare, il quartiere di Colle Salario e il viadotto dei Presidenti, faceva parte del territorio della città di Fidenae che per molto tempo, fu il centro latino più vicino al confine settentrionale del territorio di Roma, situata in posizione strategica sull’altura dove oggi si trova la Fidene moderna. Roma riuscì a conquistarla dopo ripetuti scontri e così dall’età tardo repubblicana, passò sotto il controllo amministrativo del Municipium Fidenatae.

Lo studio e le indagini su questo territorio sono partite dal precedente lavoro di ricognizione eseguito da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, edito nel 1986 dove segnalarono circa sessanta aree archeologiche1
La Soprintendenza Archeologica di Roma ha così condotto una serie di campagne di scavo nonché le indagini preventive alla trasformazione urbanistica dell’area per il progetto del Centro Commerciale Porta di Roma.

Le evidenze archeologiche coprono un arco cronologico che va dall’età del Bronzo/III millennio a.C. fino alla tarda antichità attestando una continua e diffusa occupazione dell’area; sono stati riportati in luce:
– 10 edifici ad uso produttivo e/o abitativo
– 15 assi viari
– 35 nuclei sepolcrali
– 10 edifici funerari
– 15 cisterne
– un acquedotto con pozzi di ispezione
– un’area sacra
– opere agricole
– la mansio: una stazione di posta situata lungo la strada destinata alla sosta dei viaggiatori, un po’ come i nostri moderni autogrill. Sono stati identificati 14 ambienti dell’intera struttura,  sviluppati in un corpo rettangolare orientato secondo la strada che collegava Fidenae con i territori orientali del suburbio.

Presso il Centro Commerciale Porta di Roma sono esposti solo alcuni dei materiali dei siti più rappresentativi identificati durante gli scavi, il tutto all’interno di uno spazio espositivo inaugurato il 26 gennaio 2019 e visitabile tutti i sabato e domenica dalle ore 15:00 alle ore 20:00.

 

Fig. 1 – Indicazione sul primo ingresso per accedere allo spazio espositivo

Fig. 1 – Ph Mariapia Statile

 

Fig. 2 – Ingresso allo spazio espositivo

Fig. 2 – Ph Mariapia Statile

 

Fig. 3 – Spazio centrale con una delle prime vetrine e i mosaici pavimentali degli ambienti destinati all’alloggio dei viaggiatori

Fig. 3 – Ph Mariapia Statile

 

Figg. 4-8 – Vetrina n.7 con i balsamari fittili (I- II sec. d.C.) e in vetro (II sec. d.C.)
Vetrina n.8 con coppa miniaturistica a vernice nera (III – II sec. d.C.); olla miniaturistica a vernice nera (III – II sec. d.C.); brocchetta miniaturistica a vernice nera (III – II sec. d.C.); olla miniaturistica a vernice nera (Fine III – prima metà II sec. d.C.); olpe miniaturistica a vernice nera (III – II sec. d.C.)
Vetrina n.9 con balsamario ovoidale in vetro (II sec. a.C.); balsamario piriforme in vetro (II sec. a.C.); lucerna tipo “Vogelkopflampe” (II sec. a.C.) con iscrizione C(aivs)ATILI(vs)VE(…); lucerna bilicne in ceramica invetriata (I sec. a.C. – I sec. d.C.)

Fig. 4 – Ph Mariapia Statile
Fig. 5 – Vetrina n.7 (Ph Mariapia Statile)
Fig. 6 – Vetrina n.8 (Ph Mariapia Statile)
Fig. 7 – Vetrina n.9 (Ph Mariapia Statile)
Fig. 8 – Vetrina n.9 (Ph Mariapia Statile)

 

Fig. 9 – “E’ una dura e contrastante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l’antica, eppure bisogna farlo, fidando in una soddisfazione finale impareggiabile. Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano l’una e l’altro, la nostra immaginazione” Goethe

Fig. 9 – Ph Mariapia Statile

 

Figg. 10-11 – Mosaico pavimentale con la raffigurazione di scene nilotiche e pigmei impegnati in diverse attività, che era collocato nell’atrio degli ambienti destinati all’alloggio dei viaggiatori

Fig. 10 – Ph Mariapia Statile
Fig. 11 – Ph Mariapia Statile

 

Figg. 12-13 – Mosaici pavimentali con figure di pesci su fondo bianco, che erano collocati nelle due stanze da letto (cubicola) destinate all’alloggio dei viaggiatori. 

Fig. 12 – Ph Mariapia Statile
Fig. 13 – Ph Mariapia Statile

Fig. 14 – Mosaico pavimentale con la raffigurazione di un cane alla catena in posizione di guardia a difesa dell’abitazione, che era collocato all’ingresso.

Fig. 14 – Ph Mariapia Statile

Figg. 15-19 – Sul fondo della foto, la vetrina n.4 con una brocca a vernice nera (fine IV – primi decenni del III sec. a.C.), e un tegame (I sec. a.C.). Vetrina n. 5 con una testa velata femminile per la presenza di un orecchino (III sec. a.C.) e una mammella, elemento diffusamente usato come offerta votiva (IV-III sec. a.C.). Vetrina n. 6 con un’ampolla in vetro (II sec. d.C.); un incensiere in terracotta (II sec. d.C.) e un distanziatore in osso, elemento decorativo per le vesti (I sec. a.C)

Fig. 15 – Vetrine nn. 4-6 (Ph Mariapia Statile)
Fig. 16 – Vetrina n.4 (Ph Mariapia Statile)
Fig. 17 – Vetrina n.5 (Ph Mariapia Statile)
Fig. 18 – Vetrina n.6 (Ph Mariapia Statile)
Fig. 19 – Vetrina n.6 (Ph Mariapia Statile)

Fig. 20 – Piccola testa in marmo raffigurante Giove databile alla fine del II – inizi del III sec. d.C.

Fig. 20 – Ph Mariapia Statile

Figg. 21-22 – Vetrina n.1 con una lastra campana frammentaria e della decorazione si conservano una Nereide che cavalca un cavallo marino, le zampe di un altro cavallo marino e un amorino (I sec. d.C.).
Le lastre campane sono un tipo di rilievi in terracotta dipinti impiegati come rivestimenti interni ed esterni di edifici pubblici e  privati a partire dal primo quarto del I sec. a.C. Il nome deriva dal marchese Campana che ne raccolse una ricca collezione di cui pubblicò un catalogo nel 1842.
Vetrina n. 2 con la testina marmorea di Giove (Fine del II – inizi del III sec. d.C.)
Vetrina n. 3 con due coppe un boccalino in terracotta databili tra il I e II sec. d.C., e un tintinnabulum, ossia un sonaglio in bronzo di forma tronco piramidale, che veniva appeso sulle porte di case e negozi poiché il suono che producevano quando mossi dal vento, era considerato come una sorta di protezione (II sec. d.C.)

Fig. 21 – Vetrine nn.1-3 (Ph Mariapia Statile)
Fig. 22 – Vetrine n.3 (Ph Mariapia Statile)

Figg. 23-26 – Nella vetrina n.10 sono esposti i bessali, ossia i mattoni di argilla che corrispondono ai due terzi della misura intera (dal latino bes, bessis) del piede romano che corrisponde a circa 30 cm, quindi si tratta di mattoni quadrati di circa 20 cm per lato. La produzione dei laterizi (mattoni) fu una vera propria attività industriale nella Roma antica, le cui officine di produzione (figlinae) erano solite apporvi un marchio di fabbrica (bollo laterizio) sull’impasto ancora umido, al fine di indicare la cava di provenienza dell’argilla, l’officina (figlina) identificata con il nome del proprietario o dell’appaltatore (conductor) o del responsabile (officinator)

Fig. 23 – Ph Mariapia Statile
Fig. 24 – Bessale con bollo lunato con orbicolo che riporta C(aivs) IULVS.FELIX.DE.SALARIA, per indicare che il responsabile (officinator) dell’officina (figlina) era Caio Giulio Felice e data il mattone al 98-117 d.C./epoca traianea (Ph Mariapia Statile)
Fig. 25 – Qui vediamo un bollo rettangolare che si riferisce al responsabile (officinator) Tito Flavio Ampliato. EX.PR(aedis)T(iti).F(lavi).AMP(liati).B(essalis)S(alaresis) – Ph Mariapia Statile
Fig. 26 – Presenza dell’impronta di un animale che probabilmente ha calpestato il mattone mentre si stava essiccando (Ph Mariapia Statile)

 

Figg. 27-28 – Vetrina n.11 con un frammento di lastra di rivestimento in terracotta dove si conserva la raffigurazione della prua di una nave con remi, e un personaggio che indossa un’armatura, seduto sull’imbarcazione (Prima età imperiale); una piccola raccolta di tessere musive policrome provenienti dall’impianto termale a sua volta situato nella parte est della mansio.

Fig. 27 – Ph Mariapia Statile
Fig. 28 – Ph Mariapia Statile

Fig. 29 – Vetrina n.11 con fibula discoidale in bronzo e smalto rosso (II sec. d.C.); elemento di serratura in bronzo (II sec. d.C.); collana di bronzo (VII sec. a.C.)

Fig. 29 – Ph Mariapia Statile

Fig. 30 – Pannello con la pianta dettagliata della mansio: una stazione di posta situata lungo la strada destinata alla sosta dei viaggiatori, un po’ come i nostri moderni autogrill. Sono stati identificati 14 ambienti dell’intera struttura,  sviluppati in un corpo rettangolare orientato secondo la strada che collegava Fidenae con i territori orientali del suburbio.  
1) Entrata dell’edificio direttamente dalla strada
2) Soglia di ingresso che immetteva in un’ampia corte
3) Le stanze da letto (cubicola) con i mosaici pavimentali [vd. Figg. 12-13]
4) L’atrio antistante i cubicola con mosaici pavimentali [vd. Figg. 10-11]
5) Zona adibita ad impianto termale (balneum
6) La vasca del frigidarium (area delle terme destinata ai bagni in acqua fredda)
7) Area riservata alla forica (latrina)

Fig. 30 – Ph Mariapia Statile

 

Fig. 31 – Pannello con l’intera area indagata che a sua volta, testimonia come questa zona sia stata ampiamente e diffusamente abitata dalla Presistoria sino al Medioevo.

Fig. 31 – Ph Mariapia Statile

 

Glossario:
Amorino: personificazione mitologica del dio Amore, in quanto raffigurato nella poesia e nell’arte con aspetto di fanciullo, per lo più nudo e alato; dall’età ellenistica in poi si diffonde il motivo dei molteplici amorini, soggetto di molte pitture e sculture decorative romane e poi ancora nell’arte rinascimentale, barocca e del ’700 (Enciclopedia Treccani, s.v.)
Ceramica invetriata: si indica in rivestimento superficiale applicato sul manufatto che in cottura si trasforma in un involucro vetroso, lucente ed impermeabile (Fonte: N. Cuomo di Caprio, “La ceramica in archeologia. Antiche tecniche di lavorazione e moderni metodi d’indagine”, Roma 1985).
Lucerna bilicne: questa particolare lucerna c.d. bilicne, ossia con doppio beccuccio in ceramica, veniva utilizzata per illuminare il cammino che si stava percorrendo, ma anche le stanze delle abitazioni, i templi o le terme. All’interno degli edifici queste lucerne venivano appese tramite catenelle al soffitto, alle pareti o ad appositi candelabri in metallo (Fonte: clicca qui).
Lucerna tipo “Vogelkopflampe”: in Italia una produzione propria ha inizio soltanto molto tardi: i ritrovamenti dell’Esquilino ne sono la prima testimonianza. Si sviluppano due tipi di lucerne che durano fino alla seconda metà del I sec. a. C.: l’uno ha un corpo molto panciuto, l’altro è più slanciato. Tutti e due hanno un piede ad anello sul quale sono spesso impressi nomi, lettere o circoli. Il disco rotondo è spesso figurato, il beccuccio è piatto, molto protratto, con due lati scanalati in modo più o meno marcato, con estremità talvolta quasi dritta. Inoltre, a volte, questa l. è munita di anse piatte (a nastro), e profilate. Da questi tipi derivano le l. decorate con puntini rilevati e le l. cosiddette a testa d’uccello; esse si estinguono rispettivamente in età augustea ed in età tiberiana. Il primo tipo ha un corpo quasi a forma biconica, prese laterali, un’ansa piatta (a nastro). La spalla larga è decorata con punti rilevati, mentre il beccuccio scanalato è privo di decorazioni; il foretto di rifornimento si trova nel disco ribassato. La l. a testa d’uccello presenta in origine un corpo cilindrico con pareti lievemente incurvate, ansa a nastro con scanalature; manca di prese laterali. Nel punto di attacco del beccuccio al disco si notano due teste di cigno contrapposte, a rilievo, onde il nome di “Vogelkopflampen” (l. a testa d’uccello). In un secondo tempo questa forma subì un processo di stilizzazione: il corpo diviene cuneiforme, il disco non è più nettamente delineato, la base si appiattisce e si estende, l’ansa scompare; le teste di cigno si schematizzano fino a sostituirle con una semplice decorazione a linee incise. La maggior parte di queste lucerne a testa di uccello è firmata (Enciclopedia Treccani, s.v.)
Nereide: nella mitologia greca, nome delle numerose figlie di Nereo (per lo più al plur., le Nereidi), divinità marine, benigne agli uomini, spesso raffigurate, in opere d’arte, sedute su mostri o cavalli marini (Enciclopedia Treccani, s.v.)
Olla: vaso di uso comune per lo più di forma panciuta, priva di piede, con o senza manici e fornito di coperchio, usato principalmente per cuocere vivande o conservare i cibi (in alcuni casi vi si conservava anche denaro). E’ noto anche l’uso funerario di olle destinate a contenere le ceneri del defunto, particolarmente diffuso tra I sec. a.C. e I sec. d.C. (prima che prevalesse il rito dell’inumazione) – (Fonte: www.archeologia.beniculturali.it, s.v. ).
Olpe: un tipo di brocca dal corpo ovoidale allungato, con collo cilindrico e un unico manico (“Dizionario di Archeologia”, in ARCHEO, Suppl. n.10/2001, s.v.)
Vernice nera: si indica lo strato superficiale applicato dal vasaio sul manufatto per dipingere figure e motivi decorativi (tecnica a figure nere), oppure per rivestire l’intero manufatto; si tratta di uno strato molto sottile, più o meno lucente, di colore nero più o meno intenso e uniforme (Fonte: N. Cuomo di Caprio, “La ceramica in archeologia. Antiche tecniche di lavorazione e moderni metodi d’indagine”, Roma 1985).

Bibliografia di riferimento sull’antica Fidenae:
Tito Livio, Ab Urbe condita libri.
Plutarco, Vita di Romolo.
P. Barbina, L. Ceccarelli, F. Dell’Era e F. di Gennaro, Il territorio di Fidenae tra V e II secolo a. C., in Suburbium II : il suburbio di Roma dalla fine dell’età monarchica alla nascita del sistema delle ville, V-II secolo a.C., Roma, École française de Rome, 2009.
H. Bloch, I bolli laterizi e la storia edilizia romana. Contributi all’archeologia e alla storia romana, Roma 1948 (I edizione) e 1968 (II edizione).
F. Ceci, M. De Filippis, Fidene in età romana: contributo alla definizione urbana attraverso gli scavi archeologici degli anni 1988-2000, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, CII, Roma, Vol. 101 (2000), pp. 197-212.
F. di Gennaro, Fidenae. Contributi per la ricostruzione topografica del centro antico. Ritrovamenti 1986-1992, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, CII, Roma, L’Erma di Bretschneider, 2001, pp. 204–256.
F. di Gennaro, Fidenae e la sua necropoli, in M.A. Tomei (a cura di), Roma. Memorie dal sottosuolo. Ritrovamenti archeologici 1980/2006, Verona, Mondadori Electa, 2007, pp. 230–231, ISBN 978-88-370-5400-7
Fidenae in Roma e le priscae latinae coloniae, M. Chaibà (a cura di), Polyminia. Studi di Storia Romana, 1, Edizioni Università di Trieste, 2011, pp. 9 sgg.
E. Foddai, Fornelli fittili da Fidenae, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma, CII, Roma, L’Erma di Bretschneider, Vol. 107 (2006), pp. 7-30.
L. Quilici e S. Quilici Gigli, Fidenae, Latium Vetus 5, Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 1986.

Per ulteriori riferimenti bibliografici, clicca Qui

Sitografia:
Strade romane antiche, bibliografia
L’area archeologica di Porta di Roma 
Fidenae alla Porta di Roma, primo museo all’interno di una galleria commerciale 
Roma: nasce Fidenæ alla Porta di Roma, nuovo spazio espositivo che restituisce ai cittadini il loro passato

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