Le case di alta moda, in cerca di esclusive location per le proprie sfilate, scelgono sempre più spesso di esporre i propri capi nei suggestivi scenari forniti dai luoghi del patrimonio culturale italiano. Il made in Italy, simbolo della cultura e della società italiana nel mondo, non è così distante dai beni culturali, ancor di più quando lo stilista in questione ha dato vita alle proprie collezioni traendo spunto dalle produzioni materiali della Magna Grecia.

Ancora pochi giorni per poter visitare la mostra ospitata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli “Dialoghi/Dissing – Gianni Versace Magna Grecia Tribute” (opening 13 luglio, ore 19; apertura al pubblico dal 14 luglio al 20 settembre) a cura dell’archeologa ed appassionata di moda Sabina Albano, la quale afferma: “Mi ha ispirato la convinzione che le parole della moda possano leggere la storia. Il linguaggio della moda è per me un linguaggio storico, un codice che può decifrare tutto. Parlare di Gianni Versace e della Magna Grecia significa andare alle radici della nostra cultura. In fondo, sono un’archeologa con la passione della moda. Un abito degli anni ’90 non è altro che un reperto, figlio di iconografie artistiche, anch’esso un pezzo di storia: la nostra”[1].

A mio avviso è grazie a manifestazioni del genere che si evince come l’archeologia viva nella nostra quotidianità, sia artefice di una storia non solamente antica, e rappresenti uno strumento non solo di conoscenza, ma anche di riscoperta ed ispirazione! Conoscere e apprezzare la Magna Grecia, interessarsi alla produzione ceramica, coroplastica e metallurgica, ha contribuito forse ad accrescere l’estro creativo di Gianni Versace.

La mostra si tiene nella Sala del giardino stellato e nel giardino adiacente. Per celebrare la scomparsa del celebre stilista avvenuta 20 anni fa, sono stati messi in mostra abiti facenti parte della collezione privata di Marco Antonio Caravano. Corredano il tutto: video riproduzioni, reperti provenienti dalle sale e dai depositi del Museo, tra cui testine in terracotta provenienti dal Tempio di Demetra a Sant’Aniello a Caponapoli (l’acropoli di Neapolis), ed opere di Marcos Marin, Manuela Brambatti, Bruno Gianesi, Marco Abbamondi e Ilian Rachov.

Donne vestite a festa con abiti colorati e vivaci, tempestati di meandri e maschere gorgoniche, ci invitano “a bere qualcosa” presso il salotto di una Artemide dei nostri giorni con un abito in oroton [2].
Eventi di questo tipo contribuiscono ad avvicinare maggiormente un pubblico di “non addetti ai lavori” all’archeologia! Rendere facilmente visibile ad occhio nudo quanto l’Antico viva nel presente non è sempre facile e farlo con queste opere d’arte, non è da tutti!

Non perdere l’occasione di immergerti in questa esplosione di colori e creatività, una vera e propria celebrazione della contaminazione culturale e dell’unione di tutte le arti!!!

Recensione a cura di Maria Pia Dragone

 

 

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Note:

[1] Estratto da Repubblica.it  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/06/30/news/versace_venti_anni_dopo_omaggio_al_mann-169594881/

[2]Estratto da Repubblica.it http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/06/30/news/versace_venti_anni_dopo_omaggio_al_mann-169594881/

Glossario:
Oroton: maglia a incastro di elementi metallici inventata dallo stilista nel 1982. (Camera Nazionale della Moda Italiana).

Fonti web: 
http://www.cameramoda.it/it/associazione/news/917/

 

 

 

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