È il 7 novembre scorso, quando viene dato l’annuncio del ritrovamento del  “perduto” cimitero medievale ebraico di Bologna. Il cimitero è stato rinvenuto nell’area compresa tra via Orfeo, via de’ Buttieri, via Borgolocchi e via Santo Stefano, nel corso di uno scavo stratigrafico condotto, tra il 2012 e il 2014, dalla Cooperativa Archeologica.

Fig. 1. Veduta parziale dell’area di scavo (Ph. Cooperativa Archeologica – Courtesy of Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna)

Le fonti d’archivio riportano che quest’area fu acquistata nel 1393 da un membro della famiglia ebraica dei Da Orvieto (Elia ebreo de Urbeveteri) per poi essere lasciata in uso agli Ebrei bolognesi come luogo di sepoltura. Così, per 176 anni fu il principale luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi ma, a seguito di due bolle papali della seconda metà del Cinquecento che autorizzano la distruzione dei cimiteri ebraici della città, sopravvive per secoli solo nel toponimo di “Orto degli Ebrei”. Il papa Pio V, con il Breve del 28 novembre 1569, donò l’area del cimitero alle suore della vicina chiesa di San Pietro Martire, cui diede la facoltà “di disseppellire e far trasportare, dove a loro piaccia, i cadaveri, le ossa e gli avanzi dei morti: di demolire o trasmutare in altra forma i sepolcri costruiti dagli ebrei, anche per persone viventi: di togliere affatto, oppure raschiare e cancellare le iscrizioni ed altre memorie scolpite nel marmo”. Gli effetti di questo provvedimento sono stati ben visibili: durante lo scavo, infatti, sono state scavate circa 150 tombe volontariamente manomesse per profanare la sacralità di quelle sepolture, anche le lapidi non sono state ritrovate. È infatti da questo luogo che dovrebbero provenire le quattro lapidi ebraiche esposte al Museo Civico Medievale di Bologna.

Il ritrovamento è veramente eccezionale: 408 sepolture di donne, uomini e bambini, alcune delle quali contenenti oggetti di ornamento personale in oro (fig. 2), argento bronzo, pietre dure (fig. 3) e ambra; una ricchezza di ornamenti difficilmente riscontrabile in esempi coevi. Le tombe si presentano tutte su file ordinate e parallele orientate est-ovest, con capo degli inumati rivolto ad ovest. Stiamo parlando del più grande cimitero finora noto in Italia (secondo in Europa solo a quello di York in Inghilterra)!

Fig. 2. Anelli in oro a fascia e con castone (Ph. Roberto Macrì – Courtesy of Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna)

 

La scoperta è stata ovviamente la base per l’avvio di una ricerca, che sarà portata avanti da un gruppo di ricerca formato da Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Comunità Ebraica di Bologna e ricercatori indipendenti, con il supporto del Comune di Bologna. Il gruppo ha come obiettivo la ricomposizione delle vicende storiche, la ricostruzione delle dinamiche insediative e l’evoluzione topografica e sociale dell’area.

Fig. 3. Bracciale in pietre dure (Ph. Roberto Macrì – Courtesy of Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna)

L’Università di Bologna è attiva in questo grande progetto con il suo Laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense, diretto dalla Prof.ssa Belcastro (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali). Il Laboratorio esaminerà gli aspetti relativi alla ricostruzione dell’integrità dei resti ossei al fine di arrivare alla ricostruzione del profilo biologico (stima dell’età e attribuzione del sesso dei defunti), dello stato di salute e nutrizionale (esame delle alterazioni e patologie ossee e dentarie) e delle attività lavorative svolte in vita.
L’approccio interdisciplinare, con l’integrazione delle metodologie di studio archeologico, antropologico e demo-etno-antropologico, ha come scopo il recupero della memoria e la valorizzazione del patrimonio culturale ebraico e della storia della comunità della città, contribuendo alla costruzione di una memoria cittadina attiva e partecipata.

a cura di Chiara Romano

 

Fonte articolo: “Comunicato Uffico Stampa SAPAB-BO, 3 novembre 2017


Glossario:
Breve: La bolla era il formato di lettera esclusivo della Santa Sede fino al XV secolo, quando cominciò ad apparire il breve apostolico, il meno formale modo di comunicazione papale che era autenticato da uno stampo di cera (attualmente uno stampo di inchiostro rosso) raffigurante l’anello del pescatore. Si distingue dalla bolla prima di tutto per il fatto di non essere universale, ma rivolta solo a particolari chiese; sono poi di minore estensione e trattano soprattutto di dispense particolari e disposizioni locali (G. Tasso, Enciclopedia italiana e dizionario della conversazione, vol. 4, Venezia, 1838-1853, pp. 1077-1078).

 

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