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La statuetta del Toro Cozzante è stata rinvenuta all’interno del Parco Archeologico di Sibari, durante gli scavi del biennio 2003-2005.

Pur essendo riconducibile alla colonia di Thurii, rifondazione nel 444/3 a.C. di Sibari, distrutta nel 510 a.C. da Crotone, la statua è stata rinvenuta all’interno di un edificio pubblico (o forse adirittura un tempio) del I sec. a.C. della colonia romana di Copiae.
La statua piacque talmente tanto ai romani che, pur di non perderla, effettuarono un restauro (mal riuscito) sulla parte laterale sinistra, che appare ruvida.
E’ databile tra fine V-inizi IV secolo a.C.

La tecnica di lavorazione con cui il toro è stato realizzato è chiamata cera persa, che consiste nel ricoprire una scultura in marmo o argilla con uno spesso strato di cera. Sopra questo ultimo, detta anima, si relizza un rivestimento di terra che aderisce perfettamente alla superficie di cera. Il tutto viene quindi posto a cuocere in forno: la cera si scioglie e cola via da dei fori, lasciando uno spazio vuoto tra la scultura originaria e il rivestimento in terra. Si è ottenuto in questo modo lo stampo per la fusione in bronzo. Il metallo fuso è versato nella cavità, dove, raffreddandosi e consolidandosi, assume la forma del modello. Al termine dell’operazione si rompe lo stampo per staccarne la scultura. In questo modo era possibile, partendo da un modello, realizzarne quante copie si desiderava.

L’immagine del toro era particolarmente diffusa a Sibari, in quanto appariva come effigie nella monetazione; la moneta sibarita veniva realizzata con la cosiddetta tecnica di “rovescio incuso”, che consiste nel far coincidere il disegno del lato principale della moneta, con un disegno il più delle volte identico, ma in incavo, sul lato opposto. Il tipo principale e caratteristico della moneta sibarita è quello del toro in posizione stante a sinistra, ma con il capo retrospiciente e perciò rivolto a destra.

Simbolo di fertilità per la sua capacità riproduttiva, sotto le sue sembianze i Greci rappresentavano i fiumi con le loro acque portatrici di vita, e per questo è plausibile che i Sibariti con il toro alludessero al loro fiume Sybaris.

Nelle monete di Thurii il toro è rappresentato proprio cozzante, come l’esemplare in questione, a richiamare con la sua carica travolgente la corrente impetuosa del fiume, suggerendo al contempo la vitale energia della città.

Il Toro è, dunque, la rappresentazione simbolica della continuità spirituale e culturale tra le antiche colonie greche e non, susseguitesi nel corso dei secoli sullo stesso territorio.

Il Toro cozzante, un anno fa, è stato esposto al Museo Egizio di Torino per la mostra “Il Nilo a Pompei”, dall’1 marzo al 4 settembre 2016.

 

Fig. 1. Toro cozzante (Ph Ylenia Forastefano)

 

Particolare del restauro (Ph Ylenia Forastefano)

a cura di Ylenia Forastefano

 

Bibliografia:
Francesco Barritta (2013). Considerazioni sulla monetazione sibarita.
Edizioni il coscile, a cura di Giorgio Delia e Tullio Masneri (2013). Sibari: Archeologia, storia, metafora.

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RIPRODUZIONE RISERVATA ©OsservArcheologiA

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