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a cura di Carmen Cannizzaro

Durante la stesura della mia tesi di laurea magistrale, dal titolo “Ripopolare le Alpi. Modellazione GIS dell’Ultimo Massimo Glaciale locale dell’area atesina (ALGM) e frequentazione antropica tardoglaciale”, mi è capitato di soffermarmi su una argomentazione parecchio interessante, non del tutto approfondita in quanto poco inerente ai fini della ricerca. Analizzando e comparando i vari siti preistorici presi in esame, ho appurato che Riparo Dalmeri potrebbe far luce a numerosi interrogativi relativi alla mobilità umana in età preistorica, in particolar modo, dal fondovalle all’alta quota. Ciò che si vuole mettere in evidenza, in questa sede, risiede nel fatto che a Riparo Dalmeri siano state documentate diverse attività sociali e sia stato occupato almeno da un’intera famiglia. E, dunque, è proprio questo fattore che pone un grosso punto interrogativo, poiché supporrebbe che a partecipare alle risalite in quota durante la stagione estiva per le attività di caccia e sussistenza fossero anche donne e bambini.

Facciamo un passo indietro!

Riparo Dalmeri è localizzato a 1240 m s.l.m. sul margine settentrionale della Piana della Marcesina, nel comune di Grigno (Trento) ed è poco distante dalle ripide pareti della Valsugana.  La scoperta del sito è stata effettuata da parte di Gianpaolo Dalmeri nel 1990, alla quale si sono successivamente susseguite numerose indagini dal Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento (Dalmeri, et al., 2006). La frequentazione umana nel sito è testimoniata dalla consistente presenza di industria litica  dell’Epigravettiano finale, nonché da focolari, industria su osso, resti faunistici e dal rinvenimento di pietre dipinte, in parte raffiguranti temi naturalistici e animali (Fiore & Tagliacozzo, 2003).

Per quanto concerne la datazione dello stesso sito, possiamo distinguere tre diversi momenti insediativi: una fase più antica (13.400-13.200 cal BP) associata alla deposizione di 267 pietre dipinte (Angelucci, et al., 2011) utilizzate a scopo rituale in quanto contraddistinte da una solida unità tecnico-stilistica e deposte a testa in giù (Dalmeri & & Neri, 2008); una fase intermedia (13.100-12.900 cal BP),  equivalente ai livelli delle superfici d’abitato; infine, la terza e ultima fase, caratterizzata da sporadiche frequentazioni e dal successivo abbandono (Angelucci, et al., 2011). Rilevante è inoltre il rinvenimento di due denti appartenenti a due giovani individui, rispettivamente di 6-7 anni e di 9-13 anni e di denti da latte  (Giacobini, 2005). Si può, dunque, affermare che ad occupare il riparo durante l’interstadio glaciale sia stata almeno una intera famiglia (Dalmeri, et al., 2006).

Ecco spiegata l’ipotesi che vede lo spostamento di donne e bambini dal fondovalle all’alta quota, evidenza particolarmente insolita, in quanto, generalmente, i siti epigravettiani in media e alta quota venivano frequentati per attività di caccia e sussistenza durante le stagioni estive.

E se alle suddette attività partecipassero anche le donne (e di conseguenza, anche i bambini)?

In realtà, le pubblicazioni scientifiche e i dati presenti in letteratura suggeriscono che quello del “cacciatore” fosse un ruolo prettamente maschile (Lee & DeVore, 1968), modello in realtà costruito, in parte, da una errata interpretazione delle variabili di sussistenza pubblicate da Murdock, nel suo  “Etnographic Atlas”, nel 1967 (Claasenc & Joyce, 1997). Anche pubblicazioni più tardive assegnavano alla donna il ruolo di “gatherer of plant foods” (Dahlberg, 1983), confermando l’ipotesi che vedeva gli individui di sesso femminile maggiormente propensi alle attività di raccolta (di erbe, semi e frutti). Eppure, indagini etno-antropologiche più recenti suggeriscono che non può essere esclusa la presenza di donne “cacciatrici” all’interno dei gruppi umani preistorici: le argomentazioni trattate nel libro “Women in Prehistory: North America and Mesoamerica”, pubblicato da Cheryl Claassen e Rosemary A. Joice nel 1997, desiderano smontare il classico modello che vede il ruolo degli individui di sesso maschile come dedito alla caccia e quello di sesso femminile come “raccoglitore”, nonché, quest’ultimo, ristretto alla procreazione e al mantenimento della prole. L’esempio da loro trattato che ha particolarmente attirato la mia attenzione risiede nell’odierno popolo aborigeno canadese dei Chipewyan. Le donne appartenenti allo stesso, svolgono attività di caccia, spostandosi anche fino a terre lontane, mostrando, dunque, forte coesione sociale, e divenendo, al contempo, testimoni di modelli che vedono l’integrazione della donna in attività di sussistenza, paragonabili a quelli dei gruppi umani preistorici.

Ovviamente, non possiamo basarci esclusivamente su questi esempi per redigere un modello di mobilità. Tuttavia, considerando la documentata presenza di individui di sesso femminile e di bambini all’interno del Riparo Dalmeri, garantendo verosimilmente un ruolo attivo nelle operazioni di lavorazione delle pelli e della carne, potremmo ampliare ulteriormente il campo di indagine, tentando di rivalutare il ruolo della donna nella preistoria, senza escludere totalmente la loro partecipazione alle attività di caccia e di sussistenza, anche a lunga distanza.

Fig. 1 – Donne Chipewyan in canoa (Fonte: dal web)

 

Fig. 2 – Donne Chipewyan lavorano pelle di alce (Fonte: Library and Archives Canada/PA-17946)

Glossario
BP:
Sigla, abbreviazione dell’ingl. Before Present «prima di adesso» che, premessa a una misura di tempo (in anni o multipli di anno), indica la data di un evento del passato a partire dall’anno in corso, per convenzione fissato all’anno 1950 (Fonte: Enciclopedia Treccani, s.v.).
Epigravettiano: in paletnologia, termine usato per indicare alcuni aspetti culturali recenti della civiltà paleolitica superiore (Fonte: Enciclopedia Treccani, s.v.).
Interstadio glaciale: unità geocronologica, detta anche interstadiale, interna a un periodo glaciale, corrispondente all’intervallo di tempo in cui le oscillazioni climatiche determinano una fase di rapido ritiro o avanzamento dei ghiacciai in senso opposto a quello generale di avanzamento o di ritiro (Fonte: clicca qui).

 

Bibliografia
Angelucci, D. E., Anesin, D., Bassetti, M., Bernardo, A., Neri, S., & Dalmeri, G. (2011). La successione esterna del Riparo Dalmeri (Trento, Italia). Prime informazioni geoarcheologiche. Preistoria Alpina(45), p. 127-146.
Claasenc, C., & Joyce, R. (1997). Women in Prehistory: North America and Mesoamerica.
Dahlberg, F. (1983). Woman the Gatherer.
Dalmeri, G., & & Neri, S. (2008). Riparo Dalmeri: l’uomo e due stili di raffigurazione. Analisi formale di quattro pietre decorate con figure antropomorfe. Preistoria Alpina(43), p. 299-315.
Dalmeri, G., Bassetti, M., Cusinato, A., & Kompatscher, K. (2006). The Epigravettian site of the Dalmeri Rockshelter: insights into Final Upper Palaeolithic art of northern Italy. Anthropologie, 110(4), p. 510-529.
Fiore, I., & Tagliacozzo, A. (2003). Lo sfruttamento delle risorse animali nei siti di altura e di fondovalle nel Tardiglaciale dell’Italia nord-orientale. In G. alerba, & P. Visentini (A cura di), Atti del 4° Convegno Nazionale di Archeozoologia. Quaderni del Museo Archeologico del Friuli Occidentale, 6, p. 97-109.
Giacobini, G. (2005). Nuovi denti umani dai livelli epigravettiani di Riparo Dalmeri (TN). Preistoria Alpina(41), p. 245-250.
Lee, R., & DeVore, I. (1968). Man The Hunter. New York: ALDINE DE GRUYTER.

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