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Nel cuore della costiera amalfitana, e più precisamente a Positano (SA), in seguito ai lavori di restauro e consolidamento, il 18 luglio scorso sono state aperte le porte della famosa villa romana, ritrovata al di sotto della Cattedrale di Santa Maria Assunta. Trovandomi a trascorrere una giornata in questo paradiso, non potevo non cogliere l’occasione di ammirare da vicino la bellissima scoperta.

La visita parte dalla piazza di fronte la Cattedrale: scendendo delle scale ci si trova all’interno della cripta della chiesa madre, dove troviamo teche con alcuni dei ritrovamenti osteologici ritrovati durante gli scavi; di particolare emozione è quella che accoglie i resti di un bambino di un anno morto di osteomielite (Fig.1).

Fig.1. Scheletro di bambino morto di osteomielite (Ph. Chiara Romano)

Si entra, poi, in un piccolo ambiente comunicante con la soprastante cattedrale tramite un foro: la sala contiene dei sedili colatoi utilizzati in epoca borbonica per eliminare le viscere dai defunti; secondo quanto riportato dalla nostra guida, alcuni dei corpi ritrovati sono stati seppelliti nel cimitero di Positano, altri si trovano a Firenze per indagini osteologiche.

Fig.2. Rosari, croci e medagliette ritrovate all’interno delle sepolture (Ph. Chiara Romano)

In fondo a questa prima sala, sono presenti delle teche che raccolgono i materiali ritrovati durante lo scavo della villa e che riguardano gli aspetti della vita quotidiana: vasellame da cucina in bronzo, utensili per il lavoro dei campi, candelabri (Fig. 3).

Fig. 3. Da sinistra a destra: candelabro, cesto in acciaio con attrezzi da lavoro e parti in metallo delle zappe (Ph. Chiara Romano)

Si arriva finalmente della villa: scendendo delle scale, a circa 11m dal piano di calpestio, si può ammirare dall’alto l’unico ambiente visibile, il triclinum.

La villa era nota già in epoca borbonica: Karl Weber, nei suoi diari di scavo, nel 1758 descrive strutture con affreschi e mosaici che si trovavano al di sotto della Cattedrale e del campanile. Data la bellezza degli affreschi ritrovati, lo studioso Matteo della Corte, importante archeologo ed epigrafista di ambito vesuviano, pensò di essere dinnanzi alla villa di Posides Claudi Caesaris, uno dei più importanti liberi dell’imperatore Claudio da cui deriverebbe anche il nome di Positano. Le campagne di scavo moderne si sono succedute tra il 2004-2006 e il 2015-2016.

A causa del terremoto del 62 d.C., la villa era in corso di restauro. Rimase sepolta dall’eruzione del 79 d.C. dalla colonna eruttiva che, alta più di 20km, superò i monti Lattari ricadendo verso sud. Le piogge associate all’eruzione provocarono valanghe di fango che si consolidarono rapidamente nel fondovalle, arrivarono alla villa facendo crollare tetti e solai, riempiendo così tutti gli ambienti.

Il ciclo di affreschi che decora l’ambiente è stato classificato come inizio IV stile. Le pareti sono divise in tre fasce:

  • La fascia superiore contiene rappresentazioni di interno di una villa: soffitto a cassettoni, porte e finestre che affacciano verso l’interno. La particolarità è rappresentata dalla compresenza di affresco e stucco, che si presenta particolarmente tridimensionale; gli stucchi rappresentano amorini, ippocampi, delfini. A intervelli, sono presenti pinakes raffiguranti nature morte.
  • La fascia mediana è decorata con pinakes raffiguranti motologici: come Chirone che dà lezioni ad Achille, Dioniso e, per ultimi, una donna e un bambino (forse proprietari della villa).
  • La fascia inferiore, detta zoccolo, è decorata con animali, tra cui i pavoni simbolo di rinascita e di Giunone.
Fig. 4. Affreschi che decorano il triclinum della villa (Ph. Chiara Romano)

Lasciando, con molta difficoltà, il triclinio della villa, abbiamo seguito la guida verso un altro luogo: la prima cattedrale. Si tratta di una chiesa altomedievale, costruita tra il 1000 e il 1150, dove la leggenda narra venne ritrovata l’immagine della Madonna Nera venerata a Positano. Nell’edificio sono presenti colonne di reimpiego, provenienti dalla villa, messe in opera al contrario, ovvero con la base al posto del capitello (fig. 5). Sono presenti tre colonne in tre stili diversi (cosa che denota la loro provenienza da tre ambienti diversi, n.d.a.). Come ci ha fatto notare la guida, la colonna che delle tre presenti ha dato qualche informazione in più è quella centrale (fig. 6): è in granito rosso d’Egitto, il che fa pensare che il proprietario della villa fosse talmente ricco da permettersi un materiale di tale valore.

La chiesa comunica con l’attuale Cattedrale tramite una rampa di scale in pietra.

La mia visita mi ha lasciata veramente sbalordita ed entusiasta. Da campana devo dire di essere molto fiera del lavoro svolto e della musealizzazione di questo grande tesoro di questo piccolo paradiso della costiera amalfitana.

Sperando che il mio articolo faccia nascere dentro di voi il desiderio di visitare questo luogo lascio il sito dove poter acquistare i biglietti: https://marpositano.it/biglietteria/

Fig.5. Colonna proveniente dalla villa (Ph. Chiara Romano)
Fig.6. Colonna in granito rosso d’Egitto (Ph. Chiara Romano)

a cura di Chiara Romano

 

Glossario:
Triclinum: è chiamata così, nella casa romana, la sala da pranzo: essa trae il nome dall’uso di tre letti, detti appunto tricliniari, sui quali i convitati si sdraiavano a tre per letto, e che venivano situati su tre lati della mensa, lasciando libero il quarto per il servizio (Eciclopedia Treccani, s. v.).
Pinakes: voce greca, (lat. tabulae, tabellae) che originariamente designava le tavolette dipinte votive che si appendevano nei santuari o alle statue delle divinità, per poi generalizzarsi nel significato di “tavole per dipingere” e quindi “pitture”. Nel lessico archeologico il termine indica, oltre ai quadri veri e propri, i quadri riprodotti ad affresco nella pittura parietale romana – soprattutto di II e IV stile (Pompei: archivio di immagini e testi dal XVIII al XIX secolo – Scuola Normale Superiore di Pisa).

Note

  1. Karl Weber è stato un ingegnere ed architetto svizzero a cui i Borbone affidarono la direzione dei loro scavi archeologici a Pompei, Ercolano e Stabiae (Parlow C. C, Rediscovering Antiquity: Karl Weber and the Excavation of Herculaneum, Pompeii and Stabiae, Cambridge Press, 1995).
  2. Durante il regno borbonico, si praticava la cosidetta “doppia sepoltura”: il defunto veniva calato dalla chiesa all’interno della cripta dove veniva fatto sedere sui sedili colatoi. Qui si aspettava che il defunto si gonfiasse per poi praticare dei fori in modo da far fuoriuscire le viscere, viste come dannazione per l’anima. Una volta eliminate le viscere, il defunto veniva seppellito (Fornaciari A., Giuffra V., Pezzini F., Processi di tanatometamorfosi: pratiche di scolatura dei corpi e mummificazione nel Regno delle Due Sicilie, Archeologia Postmedievale 11, 2007, pp. 11-49).

 

Riferimenti bibliografici:
P.Mingazzini, Positano. Resti di villa romana presso la Marina, in NS, 1931, pp. 356-359.

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