Il Grande Progetto Pompei (Foto1) regala ancora una volta nuove aperture nell’antica città vesuviana. Cultori e turisti potranno ammirare così per la prima volta lo splendido complesso di Championnet e la Casa del Marinaio, il quartiere di lusso di Pompei con ambienti finemente decorati e una vista mozzafiato, la migliore a quanto pare, sul bellissimo golfo. Le due strutture si arricchiscono, inoltre, anche di una ricca esposizione di reperti originali nei vari ambienti domestici, portando così avanti un progetto già avviato dalla Soprintendenza nella Fullonica di Stephanus che vede una musealizzazione diffusa in loco di oggetti e strumenti del passato.

Fig. 1. (Courtesy of Pompeii Parco Archeologico)

La casa del Marinaio (Foto2), un’elegante casa di città con terme private e un panificio, è situata in una zona panoramica di Pompei, nei pressi del Foro, e fu portata in luce a partire dal 1871. Il suo nome deriva dal mosaico posto all’ingresso con raffigurazioni di navi ormeggiate in arsenali, probabilmente un originale benvenuto del proprietario nel porto sicuro che la sua casa doveva essere per familiari e ospiti. L’edificio inoltre, si dota anche di un panificio nei sotterranei, un unicum a Pompei. Un dislivello tra i vari piani dell’abitazione venne regolarizzato in parte, mediante il raccordo di un giardino posto a quota inferiore rispetto al quartiere residenziale principale e protagonista, nei primi anni del Novecento, di una particolare raccolta di anfore di ogni tipo, provenienti da luoghi diversi del sito (Foto3). La straordinaria collezione, pur decontestualizzata, fu però distrutta completamente dal bombardamento aereo del 13 settembre 1943 e in memoria del devastante evento, in una fossa creata da una bomba esplosa, gli archeologi hanno così collocato i frammenti superstiti. La ricchezza della casa è visibile soprattutto negli ambienti residenziali che si aprono su un imponente atrio tuscanico e vantano apparati decorativi realizzati in Terzo stile con numerosi e notevoli mosaici in bianco e nero (Foto4). La stanza più interessante del complesso è il largo oecus adibito in antico anche a triclinio invernale. Pavimentato con semplice coccio pesto era dotato di due alte finestre collegate, attraverso canne fumarie interne al muro, alle due feritoie aperte più in basso probabilmente usate per l’aereazione. Nel corso del I secolo, l’edificio subì un ampliamento con la realizzazione di un’ala destinata ad ospitare un piccolo complesso termale dotato di calidarium e tepidarium, forse uno spogliatoio (apodyterion) e un vano circolare, probabile frigidarium, mentre nell’ultima fase di vita della casa, I secolo d.C., i piani inferiori vennero riconvertiti a laboratorio per la panificazione e si creò anche un secondo atrio per il settore servile. Molto probabilmente, la ricchezza del proprietario, aveva portato, tramite mecenatismo, anche alla costruzione della fontana marmorea c.d. del Gallo tornata visibile presso l’angolo sud ovest dell’isolato (Foto5).

Fig.2. Planimetria della Casa del Marinaio. (Courtesy of Pompeii Parco Archeologico)
Fig. 3. Giardino con raccolta di anfore. (Courtesy of Pompeii Parco Archeologico)
Fig. 4. Casa del Marinaio. (Courtesy of Pompeii Parco Archeologico)
Fig. 5. Fontana del Gallo. (Courtesy of Pompeii Parco Archeologico)

Ancora più maestoso risulta il complesso di Championnet, un intero quartiere residenziale a sud del Foro e della Basilica, posto tra la terrazza del santuario di Venere ad ovest e le Terme del Sarno a sud-est, da anni, come la Casa del Marinaio, interdetto al pubblico (Foto6). Dell’intero complesso, di cui fanno parte anche la Casa dei Mosaici Geometrici e gli edifici municipali che affacciano sul Foro, già aperti a novembre 2016, viene restituito alla fruibilità l’intero lotto costituito dalle case di Championnet I e II e dal cosiddetto cortile delle Murene. Il nome deriva dal generale Jean Etienne Championnet che, durante il periodo della fuga di Ferdinando IV di Borbone da Napoli in Sicilia nel 1799, fu grande fautore della ripresa intensiva delle ricerche archeologiche a Pompei. Siamo di fronte ad un vero e proprio quartiere esclusivo della città, con grandi domus articolate su terrazze con scale, rampe, logge e criptoportici con vista panoramica sul golfo verso le isole; sono le cosiddette “case su pendio” che dovevano appartenere a ricchi esponenti del ceto aristocratico e che rappresentano uno dei più singolari aspetti dell’edilizia pompeiana (Foto7). Questo grande complesso residenziale con oltre 60 ambienti, verosimilmente destinati ad un unico personaggio, venne costruito mediante l’unione di due domus ad atrio con ingresso dal vicolo di Championnet e ampliato successivamente con l’acquisizione dell’area su cui poi, dopo il terremoto del 62 d.C., venne realizzato il grande peristilio con vasca per la piscicultura, c.d. delle murene. Gli interventi del Grande Progetto Pompei hanno qui interessato il restauro delle strutture architettoniche e di tutti gli apparati decorativi parietali e pavimentali degli edifici residenziali. Tali lavori hanno richiesto preliminari indagini archeologiche, particolarmente estese negli ambienti ipogei della casa di Championnet I e nel cortile c.d. delle murene, fornendo così dati inediti in relazione allo sviluppo urbanistico e alla storia del quartiere della città anche nelle sue fasi più antiche. Ad uno degli ambienti nei sotterranei, inoltre, si è voluta restituire l’originaria funzione mediante collocazione al suo interno di oggetti che ne caratterizzavano la destinazione d’uso nell’ultimo periodo di vita della casa. In particolare, è stata riallestita una cucina con i recipienti impiegati nel 79 d.C. per la cottura degli alimenti: olle per la bollitura delle carni, tegami per friggere e pentole al di sopra di un tripode in ferro. Nell’ex cabina Enel (Foto8) sono stati allestiti alcuni spazi espositivi, che ospitano diversi reperti emersi durante gli scavi condotti nelle domus negli anni ’30 e ’70 (coppe in bronzo, fusi in osso per la tessitura, spilloni in osso, lucerne, brocche in bronzo, elementi di collane, statuette, frammenti di affresco e di intonaci, tra cui anche frammenti di affreschi e di pavimenti provenienti dagli scavi condotti di recente dal Parco archeologico di Pompei). In esposizione anche un plastico in sughero che raffigura l’intero quartiere, realizzato a partire dal 1865 da Giovanni Padiglione.

Fig. 6. Casa di Championnet. (Courtesy of Pompeii Parco Archeologico)
Fig. 7. Casa di Championnet. (Courtesy of Pompeii Parco Archeologico)
Fig.8. – Ex cabina Enel con allestimento. (Courtesy of Pompeii Parco Archeologico)

 

Glossario:
Apodyterion: spogliatoio e nello stesso tempo sala d’attesa e di studio, fornito di sedili; probabilmente corrisponde all’ambiente che al tempo di Vitruvio era denominato ephebeum, indicando ormai in quel tempo la parola apodytèrion lo spogliatoio degli edifici termali. (Enciclopedia Treccani)
Calidarium: Nome dato nei bagni romani alla sala riscaldata, dove si poteva prendere il bagno caldo o sudare. Col frigidario e col tepidario era uno degli elementi costitutivi del bagno romano. Anche negli apparati balneari dei Greci erano luoghi per il bagno caldo (πυρίαι, πυριατήρια); non si ha però notizia, né documentaria né monumentale, che al riscaldamento fosse allora provveduto col sistema della circolazione di aria calda entro tubi di cotto (tegulae mammatae) immessi nelle pareti, o sotto il pavimento rialzato su pilastrini (suspensurae) come nei calidarî romani, ché tale perfezionamento avevano ricevuto, sul finire della repubblica, per invenzione di Sergio Orata. (Enciclopedia Treccani)
Domus: La domus era una tipologia di abitazione utilizzata nell’antica Roma. Era un domicilio privato urbano e si distingueva dalla villa suburbana, che invece era un’abitazione privata situata al di fuori delle mura della città, e dalla villa rustica, situata in campagna e dotata di ambienti appositi per i lavori agricoli. La domus era l’abitazione delle ricche famiglie patrizie, mentre le classi povere abitavano in palazzine fatiscenti chiamate insulae. (wikipedia)
Foro: Presso gli antichi Romani, lo spazio intorno alla casa e alla tomba; più tardi, il centro religioso, commerciale, amministrativo, culturale della città ( f. urbano). Nei centri abitati di maggiore importanza, oltre che piazza del mercato, era soprattutto il centro della vita degli affari. (Enciclopedia Treccani)
Frigidarium:  Era nel bagno romano la sala per il bagno freddo, alla quale si giungeva dopo essere passati per il calidario e il tepidario. Conteneva di solito una vasca piuttosto ampia, circolare o rettangolare, nella quale i bagnanti potevano scendere e tuffarsi in parecchi. Distinta dal frigidario è la piscina natatoria, che, oltre ad essere molto più grande, era quasi sempre scoperta, mentre il frigidario era normalmente coperto. A rendere più fresca l’acqua si usava farvi sciogliere della neve. (Enciclopedia Treccani)
Oecus: ambiente recepito nella casa romana dalla tradizione ellenistico-orientale, sala da banchetto e ricevimento, ma dalle proporzioni maggiori di quelle di una normale sala da pranzo e caratterizzata da un apparato decorativo più sontuoso, dava spesso sul verde del peristilio. (Fonte: http://pompei.sns.it/prado_front_end/index.php?page=Soggettario&id=8284)
Tepidarium: Era uno degli ambienti del bagno romano, quale è descritto da Vitruvio. Come dice il suo nome stesso, era una stanza di passaggio dal bagno caldo a quello freddo; talvolta serviva anche da spogliatoio. Esso non aveva caratteri distintivi precisi: poteva avere impianti di riscaldamento, e allora si confondeva con il calidario; ma più spesso ne era sprovvisto: è per questo che esso non è sempre sicuramente identificabile negli edifici superstiti. Taluni danno il nome di tepidario alla grande sala centrale delle terme imperiali romane, ma è dubbio se tale denominazione sia appropriata. (Enciclopedia Treccani)
Triclinio: sala da pranzo principale della casa romana. Il nome si riferisce ai tre letti, disposti attorno alla mensa centrale, sui quali si adagiavano gli ospiti. (“Dizionario di Archeologia”, in ARCHEO, Suppl. n.10/2001, s.v.).


Fonte articolo:
“Comunicato stampa Parco archeologico Pompei”

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