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Bau a tutti amici!

Mi chiamo Napoleone, per tutti Napo e, come mi chiamano i miei umani, sono un ArcheoDogInfluencer.

Mi piace tantissimo viaggiare e scoprire posti nuovi insieme a loro, che fanno di tutto per farmi entrare in posti che chiamano “musei”, che mi piacciono molto perché ho scoperto che sono pienissimi di cose che hanno un sacco di odori nuovi e particolari, e di cui mi sono appassionato a scoprirne le storie.

In questi musei alla mia umana piace tanto fare un sacco di quelle che lei chiama “foto” con strani aggeggi, legge la storia di quello che vede e che le piace di più e poi me la spiega, perché dice che un buon ArcheoDogInfluencer deve imparare tante cose per dare una mano agli altri amici che non hanno potuto vedere (e annusare, perché anche questo è importante!) i tesori che conservano e che vorrebbero saperne qualcosa in più.

Bene allora, eccomi qui prontissimo! Ho dovuto imparare e ricordarmi tante cose (va bene, lo ammetto, con l’aiuto della mia umana), e oggi sono contento perché vi posso parlare di uno dei miei ultimi viaggetti nella città di Acqui Terme e portarvi con me in un breve giretto nel suo Museo Archeologico..quindi mettetevi comodi, cercherò di essere più professionale e competente possibile!

La città moderna di Acqui Terme si colloca nel sito dell’antica Aquae Statiellae, uno dei centri nati in Italia Settentrionale nella metà del II sec. A.C. dopo la distruzione della capitale degli Statielli Carystum. Non esistono tracce archeologiche di frequentazioni in età protostorica; tuttavia la presenza, già in età preromana, di un insediamento in questa particolare collocazione è plausibile ed è riconducibile alla presenza delle ricche sorgenti termali: già note agli autori latini, esse hanno da sempre costituito l’elemento caratterizzante della città.

La riscoperta di tracce consistenti e preziose riconducibili all’antica città romana si può far risalire al sec. XVI, ma soltanto nel 1970 fu allestita una prima esposizione di reperti nel Castello dei Paleologi per accogliere il patrimonio archeologico che veniva alla luce in seguito agli interventi edilizi pubblici e privati nella città e nel territorio vicino.

Il museo è stato ora completamente rinnovato nei criteri espositivi per iniziativa del Comune di Acqui Terme con contributi della Regione Piemonte, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologica del Piemonte. Il museo ora riallestito costituisce una prima parte del progetto complessivo di recupero del castello: questo primo settore, ad eccezione della preistoria, è interamente dedicato alla città, mentre il successivo ampliamento approfondirà i temi legati al popolamento del territorio..e quindi ritornerò anche io a dare un’occhiata, vi terrò informati!

Ma adesso vi starete chiedendo: “Napo, ma nel museo ci sei entrato o no? E cosa hai visto?”. Ma certo che si, ora vi racconto tutto. L’esposizione si articola in tre sezioni (dedicate rispettivamente all’età preistorica e protostorica, all’epoca romana e al periodo tardo-antico e medievale) con un percorso che comprende in tutto sei sale.

La prima sala è dedicata alla preistoria al periodo paleolitico (120.000 anni fa), con testimonianze che comprendono, fra gli altri, numerosi manufatti in selce scheggiata risalenti al periodo paleolitico e mesolitico e asce in serpentinite (la cosiddetta “pietra verde”) levigata in epoca neolitica. L’età del Bronzo è attestata da numerosi reperti ceramici e soprattutto da utensili in bronzo (punte di lancia e di giavellotto, lame, rasoi) rinvenuti nel celebre ripostiglio del Sassello (di cui sono presentati i calchi in resina).

Nella seconda sala, relativa all’età del Ferro, sono esposti vari materiali (in particolare ceramiche ed elementi ornamentali in metallo) che contribuiscono ad illustrare la cultura indigena degli Statielli ed il processo di progressiva romanizzazione del territorio che porterà alla formazione della città romana. Di notevole interesse sono soprattutto due frammenti di ceramica a vernice nera di produzione etrusca (risalenti al III sec. a.C.). che testimoniano i contatti di queste popolazioni con l’Italia centrale.

Si entra quindi nella sezione dedicata all’epoca romana, che costituisce il settore più importante del museo. Questa parte, che comprende tre sale, è stata organizzata in chiave tematica: ogni sala illustra infatti un aspetto specifico dell’antica Aquae Statiellae.

Nella terza sala, dedicata all’ambito funerario, sono presentati alcuni dei corredi più significativi delle numerose tombe di età romana, rinvenute soprattutto lungo il tracciato dell’antica via Aemilia Scauri. Si tratta di sepolture che coprono un arco cronologico di alcuni secoli, corrispondente alla piena età imperiale (I-III sec. d.C.), il cui aspetto monumentale è documentato dalle stele e lapidi funerarie che fungevano da segnacolo tombale e che sono state riportate all’aspetto originario dagli interventi di restauro. Fra queste è soprattutto da ricordare quella, molto famosa e riccamente decorata, di C. Mettius, in cui il giovane defunto è ritratto insieme ai genitori. Ho chiesto alla mia umana di farmi una foto proprio qui vicino da quanto mi piaceva!

All’urbanistica e all’architettura dell’antica Aquae Statiellae è dedicata la sala successiva. Al centro di essa è collocata la ricostruzione della grande fontana romana in marmo grigio pertinente all’impianto termale romano, di cui si conserva in loco la dedica musiva dei magistrati responsabili della costruzione. Dagli scavi di edifici pubblici e privati provengono ricchi materiali architettonici in marmo e terracotta, frammenti di sculture, arredi domestici marmorei ed un frammento di mosaico con iscrizione. Si segnalano inoltre le ricche tombe di via Alessandria con strigili in bronzo argentato lavorati a bulino con raffigurazione di opliti, recipienti vitrei di vari tipi tra cui spicca un rhyton la cui funzione riporta direttamente all’ambiente termale.

La sala successiva presenta gli aspetti della vita commerciale e produttiva della città antica: una selezione delle centinaia di anfore testimonia l’intensità dei traffici commerciali, tramite il porto di Savona, che interessarono Aquae Statiellae. Alle importazioni di materiale dalla Spagna si affianca la produzione ceramica locale di oggetti di immediata necessità e di uso comune: pentole, tegami, coppe e brocche prodotti in serie e sicuramente destinati ad un commercio locale. Altri oggetti come le matrici per la produzione di lucerne informano di una produzione più specializzata che doveva avvenire anch’essa in loco.

Il passaggio tra il tardoantico e il medioevo è documentato dai ricchi corredi funerari. Dai recenti scavi di piazza della Conciliazione sono stati selezionati materiali che attestano la continuità insediativa dell’abitato che pur conosce in questi secoli una contrazione; dai dintorni del centro urbano provengono invece corredi che attestano la presenza di Longobardi.

L’ininterrotta continuità d’insediamento intorno alla sorgente di acqua termale è infine testimoniata dall’abbondante vasellame da mensa, di epoca rinascimentale, rinvenuto negli scavi eseguiti in piazza della Bollente, con la cui esposizione si conclude il percorso museale.

Bene amici, spero che abbiate trovato interessante quanto me questa gita archeologica nella vita dell’antica Aquae Statiellae, vi scriverò presto per aggiornarvi sulle mie prossime scoperte!

Un grande slurp a tutti, amici!!

a cura di Ylenia Rosson

Glossario:
Rhyton: Definizione usata generalmente per boccali e vasi da libagione che, oltre a un foro più grande da usarsi per riempirli, ne hanno anche uno più piccolo che serve per versare il liquido. La terminologia di r. è usata inoltre (ed è questo il significato che ha finito per prevalere nell’uso archeologico) anche per boccali e vasi da libagione foggiati a mo’ di figure, specialmente a forma di animale e di corno (Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/rhyton_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Antica%29/).
Strigile: Strumento di bronzo o di ferro usato nell’antichità per detergere il corpo, e soprattutto gli arti, dopo il bagno. Era costituito da un manico diritto e da una parte terminale ricurva e concava che veniva passata sulle membra (Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/strigile).
Bulino: Con il termine bulino si definiscono sia un sottile scalpello con punta in acciaio, utilizzato per particolari incisioni, sia la tecnica di incisione, normalmente una lastra calcografica realizzata con tale strumento (Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Bulino).

Bibliografia: Ministero per i beni e le attività culturali – Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte – Comune di Acqui Terme, Assessorato alla cultura (2002). Museo archeologico di Acqui Terme – La città. Edizioni LineLab, a cura di Emanuela Zanda.

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